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Carissimi genitori e studenti,

vi informiamo che il gruppo giovani di Arese 091 di Amnesty International presente nella scuola aderirà alla “maratona” di raccolta firme chiamata “Write for rights”.

Durante questa maratona verrà sistemato un banchetto nell'atrio della scuola da giovedì 11 dicembre fino a venerdì 19 dicembre 2014.

Durante questa iniziativa saranno presentate le petizioni di raccolta firme relative a 5 casi differenti di persone a cui sono stati violati i diritti umani. Per scoprire meglio a chi sono indirizzate queste petizioni potete andare sul sito di Amnesty International: www.amnesty.it. Una volta entrati nel sito è possibile firmare anche online.

Purtroppo i minorenni non potranno firmare senza il consenso dei genitori. Per questo motivo è necessario che almeno un genitore compili un'autorizzazione.

Write for rights - Informativa appelli minorenni

Le petizioni:

GIUSTIZIA PER LE VITTIME DELLA FUGA DI GAS TOSSICO - Comunità di Bhopal, India

Comunità Bhopal IndiaTrenta anni fa, il 3 dicembre 1984, una fuga di gas tossico fuoriuscì da una fabbrica di pesticidi a Bhopal, nell’India centrale. Nel giro di tre giorni morirono tra le 7000 e 10.000 persone. Molti sopravvissuti, in particolare le donne, continuano a soffrire di gravi problemi di salute a causa degli effetti dell'esposizione ai gas. Inoltre, la contaminazione da sostanze chimiche lasciate sul sito della fabbrica abbandonata, rappresenta ancora un grave rischio sanitario per la comunità locale.

Le attiviste Rampyari Bai e Safreen Khan conoscono tutto l'orrore del disastro.

La nuora di Rampyari era incinta di sette mesi la notte dell’incidente. Mentre la fuga colpiva la comunità, la ragazza andò improvvisamente in travaglio; lei e il suo bambino morirono poco dopo in ospedale. Rampyari stessa ha lottato contro il cancro.

Il padre di Safreen ha avuto gravi problemi cardiaci e sua madre ha difficoltà con la vista. Safreen ha raccontato che molti bambini della comunità sono nati con disabilità e deformità. I residenti locali ritengono che i diffusi problemi di salute siano peggiorati perché la gente ha dovuto bere acqua contaminata.

Trenta anni dopo Rampyari, Safreen e la gente di Bhopal stanno ancora cercando giustizia. I sopravvissuti alla fuga di gas non hanno ricevuto un risarcimento adeguato alla reale portata dei danni subiti. Molti sono diventati ancora più poveri. Il sito della fabbrica non è stato bonificato e le aziende coinvolte non sono state chiamate a rispondere dei danni arrecati.

Scrivi al primo ministro dell'India

Sollecita il governo indiano a bonificare il sito della fabbrica e garantire che le aziende responsabili della fuga di gas e dell'attuale inquinamento siano chiamate a risponderne.

Scrivi a:

Narendra Modi, Prime Minister of India,
Prime Minister’s Office, South Block,
Raisina Hill
New Delhi-110011,
India
 
Fax: +91 11 2301 9545
+91 11 2301 6857
 
Twitter: @NarendraModi
Facebook: facebook.com/narendramodi

 

Accendi una luce per la gente di Bhopal

Per ricordare il 30° anniversario del disastro, il 3 dicembre 2014 gli abitanti di Bhopal faranno una fiaccolata. Vorremo che ti unissi alla loro marcia per la giustizia: fatti una foto con una luce (per esempio, una candela, una torcia, una stella filante, un accendino o una lanterna) e scrivi un tweet a Narendra Modi (@narendramodi), il primo ministro dell'India chiedendo di intervenire subito.

Comunità Bhopal_India - Informativa appelli minorenni Amnesty

 

TORTURATO PER AVER PARTECIPATO A UNA MANIFESTAZIONE - Daniel Quintero, Venezuela

Daniel Quintero VenezuelaDaniel Quintero, 21 anni, è stato picchiato, intimidito e minacciato di stupro da soldati della Guardia nazionale del Venezuela, dopo essere stato arrestato mentre rientrava da una manifestazione antigovernativa nel febbraio 2014.

"Mi hanno preso a calci e a pugni in faccia e nelle costole, e mi hanno colpito sulla fronte con il calcio dei loro fucili" - ha riferito ad Amnesty International. "Si sono messi in fila per colpirmi. Uno mi ha frustato sulla spalla sinistra con un cordoncino di cuoio". Lo hanno spogliato, lasciandolo solo degli indumenti intimi, ammanettato e costretto a trascorrere nove ore piegato in due con le mani sulle caviglie. Appena si muoveva, lo picchiavano.

Daniel ha raccontato ad Amnesty International di essere stato ripetutamente umiliato, insultato e minacciato. A un certo punto, l’ufficiale responsabile “mi ha detto che stavano per darmi fuoco. Aveva una tanica di benzina, fili e fiammiferi. Tutti i soldati mi circondavano mentre lui mi colpiva nove volte con il manganello".

Daniel è uno dei tanti ad aver denunciato le torture e altri trattamenti crudeli subiti. Le autorità venezuelane avrebbero preso di mira persone che ritenevano avessero partecipato alle manifestazioni di massa organizzate nel paese a inizio 2014.

Scrivi al Presidente del Venezuela

Chiedi un’indagine completa e indipendente sulle accuse di tortura nei confronti di Daniel e aiutaci a portare i responsabili davanti alla giustizia.

Scrivi a:

Sr. Nicolás Maduro Moros, Presidente del Venezuela,
Finale Avenida Urdaneta, Cav . De Bolero, Palacio de Miraflores,
Caracas, Distrito Capital,
Venezuela

Saluto: Señor Presidente / Caro presidente

Twitter: Nicolas Maduro

Scrivi una lettera di sostegno a Daniel

Invia una lettera o una cartolina a Daniel, attraverso Amnesty Venezuela, per fargli sapere che non l’abbiamo dimenticato. Basta una semplice frase in spagnolo: ‘Estamos pensando en ti' (Ti stiamo pensando).

Spedisci a:

Amnistia Internacional Venezuela,
Apartado postal 52121,
Sabana Grande, Caracas 1050,
Venezuela

 

Daniel Quintero-Venezuela - Informativa appelli minorenni Amnesty

 

"DOVREI ESSERE VISTA COME LA PERSONA CHE SONO DENTRO" - John Jeanette Solstad Remo, Norvegia

JohnJaenetteSolstad NorvegiaPer i suoi amici 'John Jeanette' è solo Jeanette. Tuttavia in pubblico, usa il nome completo per evidenziare la discriminazione che lei e altre persone transgender in Norvegia continuano a subire.

Quando si dichiarò transgender nel 2010, fu relativamente facile per lei cambiare il nome nei suoi documenti ma non le fu permesso di modificare il sesso. Le è stato detto che era obbligatoria una “reale conversione di sesso” da eseguire presso l’Ospedale universitario di Oslo.

Questa condizione si basa su una grezza pratica degli anni ‘70 e che implica la rimozione degli organi riproduttivi e, quindi, diventare sterile. Si richiede anche una diagnosi psichiatrica e si è costretti ad accettare che si soffre di un disordine mentale. John Jeanette si rifiuta di sottoporsi a tutto questo.

La conseguenza è che tutti i documenti ufficiali ancora si riferiscono a lei con 'Sig.' o 'maschio'. La sua identità pubblica è transgender e spesso, quando mostra un documento di identità, è oggetto di commenti; ad esempio, quando si registra in un hotel o prende in prestito un libro dalla biblioteca locale. Oltre a subire discriminazioni e molestie, John Jeanette potrebbe anche avere problemi nell’accesso a un'assistenza sanitaria adeguata.

Aiuta John Jeanette a condurre la vita che desidera, senza discriminazioni. Sollecita il governo norvegese a modificare la legge in modo che John Jeanette possa cambiare il sesso nei suoi documenti senza subire il trattamento medico obbligatorio.

Scrivi al ministro della Salute norvegese

Chiedi al governo di adottare leggi che consentano a John Jeanette e a tutte le persone transgender in Norvegia di cambiare il proprio sesso nei documenti senza dover subire un trattamento medico obbligatorio.

Scrivi a:

Bent Høie,
Minister of Health and Care Services,
PO Box 8011 Dep,
0030 Oslo,
Norway
 
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Twitter: @helse_og_omsorg
Facebook: facebook.com/helseogomsorgsdepartementet

 

Scrivi un messaggio di sostegno a John Jeanette

A John Jeanette piacerebbe ricevere i tuoi messaggi di sostegno e sapere quello che hai fatto per aiutarla. Invia una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Invia cartoline, lettere e altri messaggi a:

John Jeanette Solstad REMO,
c/o Amnesty International Norway,
PO Box 702 Sentrum,
0106 Oslo,
Norway

 

JohnJaenetteSolstad-Norvegia - Informativa appelli minorenni Amnesty

 

TORTURATO, PICCHIATO E CONDANNATO A MORTE - Moses Akatugba, Nigeria

Moses Akatugba NigeriaNel 2013, Moses Akatugba è stato condannato a morte per rapina a mano armata, un crimine che sostiene di non aver commesso. Quando è stato arrestato nel 2005 aveva solo 16 anni. Ha denunciato di essere stato picchiato ripetutamente da agenti di polizia a colpi di machete e manganello.

Moses Akatugba ha raccontato ad Amnesty International di essere stato legato e appeso per diverse ore e che i poliziotti successivamente gli hanno strappato le unghie dei piedi e delle mani con delle pinze. È stato, poi, costretto a firmare due confessioni già scritte.

Moses era solo un adolescente quando è stato arrestato; secondo il diritto internazionale, inoltre, non avrebbe mai dovuto essere condannato a morte perché minorenne al momento del reato.

Il 1° ottobre 2014, il governatore del Delta del Niger ha risposto alle pressioni dei sostenitori di Amnesty International e ha dichiarato che sta esaminando il caso. Siamo più vicini all’obiettivo di aver giustizia per Moses; cerchiamo di spingere il governatore a rispettare la sua promessa.

Scrivi al governatore dello stato del Delta

Chiedi che le autorità nigeriane commutino la condanna di Moses Akatugb affinché non sia messo a morte e sollecitale a indagare pienamente sulle accuse di torture subite.

Scrivi a:

His Excellency Dr Emmanuel Uduaghan,
Governor of Delta State,
Office of the Governor, Government House,  
Asaba, Delta State,
Nigeria
 
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Facebook: facebook.com/euduaghan
Twitter: @euduaghan
Saluto: ‘Your Excellency’

 

Scrivi una lettera di sostegno a Moses

Messaggio suggerito: "You are not alone! I’m thinking of you and send you my best wishes. Your friend from Amnesty International, (nome).”

Spedisci a:

Human Rights,
Social Development and Environmental Foundation, (Moses Akatugba),
PO Box 1800, Diobu, Port Harcourt,
Rivers State,
Nigeria

 

Moses Akatugba-Nigeria - Informativa appelli minorenni Amnesty

 

CARCERE E 1000 FRUSTATE PER AVER CREATO UN SITO WEB  - Raif Badawi, Arabia Saudita

Raif Badawi ArabiaSuaditaNel maggio 2014, Raif Badawi è stato condannato a 10 anni di carcere per aver creato un sito web, un forum di discussione su questioni sociali e politiche in Arabia Saudita. Secondo le autorità del paese, il sito “Liberali dell’Arabia Saudita” insulta l'Islam. La condanna ha previsto anche 1000 frustate, il divieto di lasciare il paese per 10 anni e di comparire sugli organi di stampa.

Le accuse si riferiscono ad articoli di Raif in cui criticava le autorità religiose saudite e articoli di altri autori pubblicati sul sito. L'accusa aveva chiesto una condanna per “apostasia” (abbandono della propria religione), per cui è prevista la pena di morte.

Raif è uno dei molti attivisti in Arabia Saudita perseguitati per aver espresso online le proprie opinioni. Nonostante Facebook e Twitter siano molto popolari nel paese, le persone non possono esprimere apertamente e in pubblico ciò che pensano. Le autorità hanno risposto al crescente dibattito online monitorando i social media e cercando anche di vietare applicazioni come Skype e WhatsApp.

Scrivi al re dell'Arabia Saudita

Chiedi che Raif Badawi sia rilasciato immediatamente, che le accuse siano fatte cadere e la sua condanna annullata. Inoltre sollecita le autorità affinché non infliggano punizioni tramite fustigazione.

Scrivi a:

His Majesty King Abdullah bin Abdul Aziz Al Saud,
The Custodian of the Two Holy Mosques,
Office of His Majesty the King, Royal Court,
Riyadh,
Kingdom of Saudi Arabia

Fax : +966 11 403 3125 (Insistere)

Scrivi un messaggio di sostegno a Raif

Invia un tweet a @raif_badawi, potrà essere consegnato dalla moglie Ensaf Haidar

Messaggio consigliato: .@raif_badawi non ci dimentichiamo di te #FreeRaif #Istandwithraif #Saudi

Invia una lettera alla moglie di Raif attraverso Amnesty International

Spedisci a:

Ensaf Haidar, c/o Amnistie Internationale Canada Francophone,
50 Rue Ste-Catherine Ouest, Bureau 500,
Montréal, Québec,
Canada, H2X 3V4

 

Raif Badawi_ArabiaSaudita - Informativa appelli minorenni Amnesty

 

ATTENZIONE! Per gli studenti minorenni che vogliono firmare tutte le cinque petizioni possono portare una sola autorizzazione che verrà qui allegata. Per chi non volesse firmare tutte le petizioni ma solo qualcuna in particolare, deve portare un'autorizzazione relativa a quel caso. Esse dovranno essere consegnate al banchetto non appena lo studente avrà firmato.